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Alimenti alleati della salute
MELAGRANA E PATOLOGIE TUMORALI

La melagrana, detta anche granata o balausta, è il frutto che si ricava dall’arbusto melograno (Punica granatum) e di cui già Ippocrate, padre della Medicina, ne individuò gli effetti “medicamentosi” sulla salute dell’uomo.
Tale frutto è originario dell’Asia sud-occidentale. In Italia, ove è coltivato, si consuma soprattutto nella stagione autunnale, insieme a cachi, castagne, zucche e radicchio.

La melagrana è costituita per l’80% da acqua e fornisce, per 100 grammi di prodotto, 13 gr. di zuccheri, 1 gr. di proteine, meno di 1 grammo di grassi e 4 gr. di fibra (per un totale di 63 Kcal), ma ciò che la rende davvero peculiare è il suo contenuto in Sali minerali (potassio, ferro, magnesio, sodio ecc.), vitamine (tra cui la vit. C, A e gruppo B) e sostanze antiossidanti. La melagrana, infatti, è particolarmente ricca di antocianine (responsabili del colore rosso del frutto), quercetina, acido gallico, acido ellagico (rintracciabile anche nei frutti di bosco e nelle noci).

Tutti questi elementi conferiscono al frutto del melograno alcune proprietà, tra le svariate ipotesi alcune sono state dimostrate altre rimangono incerte. Riassumiamo: proprietà antibatteriche, gastroprotettive, diuretiche e afrodisiache, oltre ad azioni protettive sulla funzionalità cardiovascolare, intestinale, neurologica, sull’invecchiamento, sui sintomi della menopausa.
A livello cardiologico, il succo di melagrana, se assunto regolarmente, ha dimostrato un’azione anticoagulante e ottimizzante il profilo lipidico, con riduzione del colesterolo–LDL (“cattivo”) e aumento di quello buono (colesterolo–HDL); mentre per quanto riguarda la salute intestinale, la melagrana è indicata nel contrastare gli episodi di diarrea, viste le sue proprietà astringenti.

Per quanto riguarda gli effetti positivi che la melagrana sarebbe in grado di svolgere sulle malattie oncologiche, diversi studi concordano nel riconoscerle anche questa proprietà, specialmente a carico di prostata, seno, cute, polmoni e colon. In questi organi, infatti, la melagrana (e in particolar modo il suo succo) inibirebbe la proliferazione delle cellule cancerogene e gioverebbe nel ridurre anche i tempi di recupero post radio o chemioterapia. Tali effetti si devono soprattutto all’acido ellagico, il quale ha dimostrato la capacità di proteggere le proteine capaci di distruggere le cellule cancerogene.

Un cenno anche alla tossicità del frutto: i casi di intossicazione da melagrana sono tutti dovuti ai principi attivi presenti nella corteccia: sonnolenza, cefalea, vertigini difficoltà respiratoria sono i sintomi collaterali più ricorrenti in seguito all’uso smodato di estratto di corteccia di melagrana.
Per ottenere i massimi benefici dal consumo di melagrane si consiglia di acquistare frutti con la scorza tinta di rosso – giallo (indice di corretta maturazione) e priva di macchie. Una melagrana matura, inoltre, se battuta, produce un suono metallico.

A cura di:
Dott. Luciano DABOVE
Medico Chirurgo
Specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva
Specialista in Igiene e Medicina preventiva
Scienza dell’alimentazione e Dietetica

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