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ABITUDINE AL FUMO: se si inizia da adolescenti si diventa pazienti da adulti

Il fumo danneggia quasi tutti gli organi del corpo, causando molte malattie e pregiudicando la salute dei fumatori in generale. Il fumo provoca cancro, malattie cardiache, ictus, malattie polmonari, diabete e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), che include enfisema e bronchite cronica. Inoltre aumenta anche il rischio di tubercolosi, alcune malattie degli occhi e problemi del sistema immunitario, patologie osteoarticolari, inclusa l’artrite reumatoide.

L’esposizione al fumo passivo contribuisce a circa 41.000 decessi tra gli adulti non fumatori e 400 decessi nei neonati ogni anno. Il fumo passivo provoca ictus, cancro ai polmoni e malattie coronariche negli adulti. I bambini esposti al fumo passivo sono a maggior rischio di sindrome della morte improvvisa del lattante, infezioni respiratorie acute, malattie dell’orecchio medio, asma più grave, sintomi respiratori e crescita rallentata dei polmoni.

In Italia, già fra i 13 e i 15 anni un ragazzo su cinque fuma quotidianamente sigarette tradizionali, mentre il 18% utilizza sigarette elettroniche. Il consumo inizia generalmente durante l’adolescenza, spesso anche prima: nel 2018 quasi 100 mila ragazzi hanno provato a fumare prima dei 12 anni.

L’uso nei giovani dei prodotti del tabacco in qualsiasi forma non è sicuro, indipendentemente dal fatto che sia fumato, senza fumo o elettronico. Se il fumo continua al ritmo attuale, 5,6 milioni – o 1 su 13 – dei bambini di oggi alla fine moriranno prematuramente a causa di una malattia correlata al fumo.

L’Organizzazione mondiale della Sanità quest’anno dedicherà una particolare attenzione alle giovani generazioni, puntando il dito contro le manipolazioni dei produttori. Solo il 10% dei pazienti affetti da tumore del polmone non ha mai fumato. Chi inizia a fumare da ragazzo è molto probabile che prosegua da adulto. Non possiamo quindi accettare che i ragazzi fumino perché rischiano di diventare dipendenti dal fumo oggi e futuri pazienti domani. Un dato che preoccupa ancora di più se parliamo di giovani donne che si avvicinano al fumo in una percentuale superiore del 24% rispetto al passato.

I ricercatori dell’University College London (UCL) hanno scoperto che i polmoni hanno la straordinaria capacità di riparare alcuni danni causati dal fumo. Prima le mutazioni legate all’insorgenza del carcinoma polmonare erano state considerate permanenti e quindi si pensava persistessero anche dopo aver smesso. Nello studio, pubblicato sulla rivista Nature, i ricercatori hanno dimostrato che ci sono alcune cellule che non vengono danneggiate dal fumo e che possono riparare i polmoni. L’effetto è stato osservato anche in pazienti che avevano fumato un pacchetto al giorno per 40 anni prima di abbandonare questa abitudine. Le migliaia di sostanze chimiche presenti nel fumo di tabacco “corrompono” e mutano il Dna delle cellule polmonari, trasformandole lentamente da sane a cancerose. Lo studio ha scoperto che questo avviene su vasta scala nei polmoni di un fumatore anche prima di sviluppare il cancro. La stragrande maggioranza delle cellule prelevate dalle vie aeree di un fumatore infatti è risultata mutata dal tabacco, con cellule che contenevano fino a 10000 alterazioni genetiche.
Queste cellule si comportano come mini bombe ad orologeria che “al prossimo danno” si trasformano in cellule cancerose.

Tuttavia, dopo che si smette di fumare, queste cellule crescono e sostituiscono quelle danneggiate nei polmoni. Nelle persone che hanno smesso, fino al 40 per cento delle loro cellule sembravano proprio quelle di persone che non avevano mai fumato.

In tutto il Mondo è in aumento il numero di nuovi casi di tumore del polmone. Solo lo scorso anno ha causato oltre 400mila decessi in tutta Europa. Le sigarette rappresentano il principale fattore di rischio e attualmente oltre un quarto della popolazione europea con più di 15 anni fuma regolarmente. È quindi necessario compiere maggiori sforzi per contrastare questa pericolosa e ancora troppo diffusa dipendenza.

L’Oms mette sotto accusa le sigarette elettroniche nel suo Rapporto 2019 sul tabacco. In questo report si spiega come questi prodotti vengano commercializzati o promossi in modo aggressivo come alternative più pulite alle sigarette convenzionali, come aiutino a smettere di fumare o come prodotti a “rischio ridotto”. Eppure, non sono privi di rischi e l’impatto a lungo termine sulla salute e sulla mortalità è ancora sconosciuto.

Nel lungo rapporto si spiega a tal proposito come, ad oggi, non esistano prove indipendenti sufficienti per sostenere che l’uso di questi prodotti possa realmente aiutare le persone a smettere di usare il tabacco convenzionale. Inoltre, le prove disponibili non supportano l’affermazione dell’industria del tabacco secondo cui questi prodotti sono meno dannosi rispetto ai prodotti del tabacco convenzionali.

Inoltre, l’Oms sottolinea come la disinformazione dell’industria del tabacco in merito alle sigarette elettroniche sia una minaccia attuale e reale. C’è una mancanza di chiarezza sul fatto che questi prodotti abbiano un ruolo da svolgere nella cessazione del fumo. E si aggiunge che, anzi, ci sono anche preoccupazioni reali riguardo al rischio che rappresentano per i non fumatori che iniziano a usarli, in particolare i giovani.

L’Oms ha comunque sollecitato un aumento dei servizi per chi intende smettere di fumare, osservando che ha la possibilità di accedervi solo il 30% della popolazione mondiale. Senza aiuto, solo il 4% dei tentativi di smettere di fumare va a buon fine. Nel mondo ogni anno sono otto milioni le persone che muoiono a causa del fumo, compreso quello passivo. I fumatori nel mondo sono un miliardo e 400 milioni, per lo più uomini.

Il 31 Maggio sarà il No Tabacco Day, giornata organizzata e promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità al fine di sensibilizzare i cittadini sugli effetti nocivi e mortali dell’uso del tabacco e dell’esposizione al fumo passivo.

Dall’OMS arriva un messaggio importante: per salvaguardare la salute dei polmoni è necessario abbandonare l’uso del tabacco e/o ridurre l’esposizione al fumo passivo.

In primis, il fumo di tabacco è la principale causa del cancro del polmone. Anche l’esposizione al fumo di seconda mano, in ambiente domestico o lavorativo, aumenta il rischio di cancro ai polmoni. Smettere di fumare riduce questo rischio. Si stima infatti che dopo 10 anni di abbandono della sigaretta il rischio di cancro ai polmoni scende del 50% rispetto a quello di un non fumatore.

Per quanto riguarda le patologie respiratorie croniche, il fumo di tabacco è la principale causa di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). Il rischio di sviluppare questa malattia è particolarmente alto fra le persone che iniziano a fumare in giovane età, poiché il fumo di tabacco rallenta in maniera significativa lo sviluppo del polmone. Il tabacco aggrava anche l’asma. La cessazione anticipata del fumo rappresenta la strategia più efficace per rallentare la progressione della BPCO e migliorare i sintomi respiratori.

ll fumo è ormai da tutti conosciuto come un fattore che aumenta il rischio di ammalarsi di patologie cardiovascolari, respiratorie e oncologiche. Ma non tutti sanno che smettere di fumare è fondamentale anche per evitare effetti dannosi a carico del sistema muscolo scheletrico.

La nicotina e il monossido di carbonio sono sostanze che portano ad una minore ossigenazione del sangue con conseguenti danni anche sul sistema muscolo scheletrico, tra i quali invecchiamento più precoce e alterazione dei processi riparativi in caso di danno osseo o muscolo – tendineo.

Il tema del World No Tabacco Day 2022 sarà “minaccia per il nostro ambiente”. In particolare, verrà evidenziato l’impatto negativo del tabacco sulla salute dei polmoni che può provocare cancro polmonare e malattie respiratorie croniche. Gli organizzatori intendono porre l’accento sul ruolo fondamentale svolto dai polmoni per la salute e il benessere delle persone.

Le associazioni come la LILT si rivolgono ai giovani, ai ragazzi che scendano in piazza per far sentire la propria voce sul futuro del pianeta, rivolge il loro appello ad agire subito per un mondo senza tabacco, invitando a riflettere su quanto il fumo possa essere nocivo tanto per la salute della persona, quanto per l’ambiente.

Come ormai tristemente noto, il fumo è tra le principali cause del cancro, in particolare, del polmone, della cavità orale, della faringe, dell’esofago e della vescica; nuoce alla pelle, ai denti, alle ossa e alla fertilità; danneggia il cuore; contribuisce a causare infarti e ictus. Eppure, rispetto ai giovanissimi, continua a scendere l’età della prima sigaretta, tra i 10 e i 13 anni, e nella fascia 13-15, 1 ragazzo su 5 fuma. L’avvento della sigaretta elettronica, usata abitualmente più dai ragazzi che dalle ragazze (22% vs 13%), non ha arginato il fenomeno, al contrario la sua diffusione è ormai paragonabile a quella della sigaretta tradizionale. Inoltre, nonostante la stretta sulle normative, il 76% dei giovanissimi dichiara di non aver ricevuto il rifiuto di vendita per minore, segno che l’accesso all’acquisto è ancora troppo facile, e all’interno delle scuole, per quanto tra il 2010 e il 2018 siano diminuiti i fumatori nell’ambito degli istituti, (dal 44% al 14% gli insegnanti, dal 56% al 29% gli studenti), la strada è ancora lunga per arrivare ad una scuola veramente “smoke free”.
Non solo: la produzione di tabacco è tra le cause della deforestazione, e i rifiuti tossici della filiera, senza dimenticare i mozziconi gettati nell’ambiente, contribuiscono all’inquinamento del suolo, dell’aria e delle acque.

Il Forum delle Società Respiratorie Internazionali (FIRS), ente costituito dalle principali società respiratorie internazionali ha presentato un documento, pubblicato sul Eurpean Respiratory Journal in cui mette in guardia i giovani dall’uso di sigarette elettroniche.

Secondo gli esperti i fumi emanati dalle sigarette elettroniche non sono semplicemente innocui vapori d’acqua e gli aromi delle sigarette elettroniche dovrebbero essere vietati così come le pubblicità ingannevoli che tendono a dare un’immagine di questi prodotti come più salutari rispetto alle sigarette tradizionali.

Il monito è rivolto in particolare ai più giovani: l’utilizzo delle sigarette elettroniche fra i più giovani porta a un consolidamento dell’abitudine tabagica che, a lungo andare, rischia di andare a irrobustire il gruppo dei fumatori abituali.

In particolare, il Forum of International Respiratory Societies raccomanda:

  1. Per proteggere i giovani, i sistemi elettronici di somministrazione di nicotina dovrebbero essere considerati prodotti del tabacco e regolati come tale. Il potere di dipendenza della nicotina e dei suoi effetti avversi nei giovani non dovrebbe essere sottovalutato. Tutte le forme di promozione devono essere regolate.
  2. La vendita di sigarette elettroniche ai giovani deve essere vietata in tutte le nazioni e tali divieti devono essere rinforzati.
  3. Le sigarette elettroniche sono state ritenute più sicure delle sigarette combustibili, ma il confronto con il prodotto più letale nella storia del mondo non è adeguato. Il confronto appropriato sarebbe non usare i prodotti del tabacco. Tutte le indicazioni sulla salute e sicurezza relative alle sigarette elettroniche ed al tabacco combustibile nella pubblicità e nei media dovrebbero cessare.
  4. Poiché gli aromi aumentano i tassi di iniziazione giovanile, gli aromi dovrebbero essere vietati nei prodotti elettronici che rilasciano nicotina.
  5. Poiché il vapore elettronico della sigaretta espone i non utilizzatori alla nicotina e ad altre sostanze chimiche dannose, dovrebbe essere vietato l’utilizzo in luoghi chiusi, parchi pubblici e luoghi in cui sono presenti bambini e giovani.
  6. Mentre i loro rischi per la salute sono sempre più riconosciuti, gli effetti fisiologici e deleteri delle sigarette elettroniche non sono ancora stati adeguatamente studiati, specialmente il loro impatto sullo sviluppo del polmone e del cervello. Sono necessarie ulteriori approfondite ricerche.
  7. E’ essenziale organizzare la sorveglianza di routine ed indagini in diversi paesi e regioni del mondo sull’uso di sigarette combustibili ed elettroniche per comprendere meglio la portata e la minaccia per la salute dei giovani conseguente all’uso dei prodotti del tabacco.

In ultimo vi sono i problemi legati alla gravidanza. Anche solo una sigaretta al giorno durante la gravidanza aumenta il rischio di aborto spontaneo e di morte prematura. Ora uno studio pubblicato sulla rivista Pediatrics evidenzia come il tabagismo in gravidanza raddoppi il rischio di morte improvvisa del neonato anche nel primo anno di vita.

Lo studio dimostra come ogni sigaretta in più fumata durante la gravidanza aumenta di 0,07 volte la probabilità di incorrere in questa tragica problematica. Tale rischio si stabilizza oltre le 20 sigarette al giorno.

I ricercatori hanno realizzato un’indagine retrospettiva su un campione di oltre 20 milioni di bimbi nati fra il 2007 e il 2011, utilizzando i dati forniti dal Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) statunitense. Dati quali il numero di nascite, i decessi dei neonati e l’abitudine tabagica della mamma prima e durante la gravidanza.

Di tutto il campione preso in esame oltre 19 mila morti sono state attribuite alla morte improvvisa del lattante.

Secondo quanto emerso nello studio smettere di fumare durante la gravidanza consente di ridurre questo rischio del 23% e la riduzione del consumo di sigarette nel terzo trimestre porterebbe a una diminuzione del rischio del 12%.

Aver fumato nei tre mesi prima della gravidanza sarebbe legato a un rischio più elevato di morte improvvisa nei futuri neonati rispetto ai figli di non fumatrici. Sarebbe auspicabile

Smettere di fumare ha vantaggi immediati e a lungo termine per te e i tuoi cari.

A cura di Emanuela Barisione, Direttore UOC Pneumologia ad Indirizzo Interventistico – IRCCS Ospedale Policlinico San Martino.

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